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Mogwai, Les Revenants

Pubblicato su Cabaret Bisanzio il 13 marzo 2013.

Les Revenants è un telefilm della francese Canal+, adattamento del film omonimo, che narra di una cittadina i cui morti ritornano improvvisamente fra i vivi; non per trascinarli con sé, ma al contrario per riprendere il posto che era stato loro.
La colonna sonora della prima stagione (la seconda verrà girata in primavera) è stata composta dai Mogwai. Il gruppo scozzese non è nuovo ad impegni simili, avendo già nel curriculum la colonna sonora di Zidane: A 21st Century Portrait e una collaborazione con il compositore Clint Mansell per lo score di The Fountain. E d’altro canto è il post-rock stesso ad avere un’intrinseca qualità cinematica: Sigur Rós e Godspeed You! Black Emperor usano regolarmente proiezioni video durante i loro concerti, e il rovesciamento dei ruoli era naturale. Lo stesso Mansell, citato su Pitchfork, ha confessato di essersi ispirato ai Mogwai, in un momento culturale in cui post-rock e colonne sonore stavano diventando contigui.
Ora anche i Mogwai hanno il loro 28 Days After.

Si tratta beninteso di un capitolo minore nella discografia di una band che ha peraltro abituato gli appassionati a una costellazione di EPs, registrazioni dal vivo, singoli promozionali, varie ed eventuali. Ma proprio i gesti più piccoli, a volte, sono rivelatori. Lo Young Team degli esordi, promettente ma acerbo, ha maturato da tempo un invidiabile controllo su textures e dettagli.
Coerentemente con il concept della serie, l’album evita le drammatiche esplosioni post-Slint che hanno reso celebri i Mogwai, offrendo invece paesaggi sonori di quieta malinconia; un congedo adeguato a quest’ultimo scorcio d’inverno, come suggerisce anche la copertina. A volte il gonfiarsi dei feedback o lo scorrere delle dita sulle corde del basso rivelano la potenza elettrica imbrigliata ma pronta a mostrare i muscoli; fino ad episodi più ricchi di dinamiche, come l’iniziale Hungry Face o la conclusiva Wizard Motor. Il tono è comunque elegiaco più che apocalittico, e i momenti più sottilmente inquietanti sono spesso proprio i più quieti, come la pulsazione che accompagna il pianoforte di Jaguar o lo xilofono di Fridge Magic.
Subito prima della fine, inattesa e davvero sorprendente in un disco dei Mogwai, estemporanea come se fossero gli stessi personaggi della serie a intonarla, compare una cover del gospel What Are They Doing in Heaven Today? di Washington Phillips:

There’s some whose bodies were full of disease
Physicians and doctors couldn’t give them much ease
But they suffered ’til death brought a final release
But what are they doing there now?

What are they doing in heaven today,
Where sin and sorrow are all done away?
Peace abounds like a river, they say.
What are they doing there now?

Il brano ripropone una delle questioni fondamentali sollevate dalla storia: seppelliamo i nostri morti, ma ci piace pensare che vadano in cielo. Cosa staranno facendo lassù, oggi? E cosa succederebbe se un giorno di questi, semplicemente, tornassero tra noi?

 p.s.: in questa recensione non compare il termine “zombies”.

Mogwai
Les Revenants
Rock Action Records, 2013

Giudizio: 3/5.

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