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Ernest Hemingway, Sotto il crinale e altri racconti

Scriva tutto. E non si faccia ammazzare”.

Quattro racconti successivi ai ‘primi 49’, pubblicati in quello stesso 1938 in The Fifth Column and Four Stories of the Spanish Civil War. Per la cronaca The Fifth Column è l’unico testo teatrale di Hemingway, anch’esso ambientato durante la guerra civile spagnola.

Ogni tanto leggo o rileggo uno dei quarantanove, ma da anni non leggevo una sua opera di più ampio respiro. E la maestria di Hemingway consiste qui anzitutto nel disegno generale: i quattro racconti formano una sequenza dotata di forti richiami interni.

L’ambientazione comune è la Madrid sotto assedio, e la location ricorrente è il bar di Chicote, che rappresenta quasi un centro gravitazionale per storie e personaggi. Il primo racconto si apre proprio con un ricordo nostalgico del bar, paragonato ai migliori men’s clubs di New York―ma con le ragazze. Tuttavia questo è appunto già un ricordo: Pedro Chicote, il proprietario, è infatti rimasto a San Sebastián, dove gestisce “il bar migliore della Spagna di Franco”. Il vecchio bar è stato rilevato dai camerieri, che però hanno esaurito il whisky scozzese, il gin giallo e l’acqua tonica Indian Quinine (che fa bene per la febbre, come ricorda uno dei personaggi).
A partire da questo primo episodio, a sua volta ricordo di un periodo meno critico, questo microcosmo viene progressivamente invaso dalla prominenza della guerra. La maestria di Hemingway consiste nel dare una lezione universale sull’esperienza bellica mediante la quotidianità dei suoi personaggi, fatta di gerarchie stupide, morti inutili, ordini sbagliati.
Impotenti davanti alla macchina bellica, i personaggi cercano di annullarsi nel brivido effimero delle scommesse (carte, dadi, anche una moneta) e nell’alcool: sarebbe interessante contare il numero di Martini, gin tonics e bicchieri di vino più o meno scadente che scorrono in queste pagine*. La maestria di Hemingway consiste nel narrare solo i fatti, eliminando l’introspezione, che ci viene pertanto restituita fra le righe, tacitamente ma con grande potenza, secondo il ben noto brevetto della teoria dell’iceberg. Sebbene in questi tardi racconti la tecnica sia un po’ ammorbidita e il finale presenti il dénouement, peraltro sempre molto asciutto.

Sarei curioso di scoprire quanto ci sia di autobiografico in queste storie (il protagonista dei quattro racconti è uno scrittore impegnato al fronte come cineoperatore), e non tanto per una riflessione sulla creazione artistica, ma proprio per la curiosità di sapere cosa stesse combinando Ernie in quel periodo. La cui maestria consiste infine nei suoi dialoghi, leggendari e ancora una volta giustamente: valga per tutti quello che si prolunga per una quindicina di pagine nel terzo racconto—che da solo occupa quasi metà del volume.
Questi ‘quattro racconti della guerra civile spagnola’ formano quindi una progressione, si potrebbe anche dire un crescendo, se con Hemingway l’anticlimax non fosse sempre dietro l’angolo. E il finale dell’ultimo racconto, in cui il bar di Chicote non è più nemmeno un ricordo, è amaro e bellissimo.

* E confrontarli magari con quelli di The Sun Also Rises

Ernest Hemingway
Sotto il crinale e altri racconti (1938)
pp. 104, €2
Il Sole 24 Ore, 2011

Giudizio: 4/5.

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