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Giorgio Santucci, Femdom

All’epoca della pubblicazione, nel maggio 2009, ricordo di essere rimasto colpito dal titolo diretto ed esplicito, oltre che dal dettaglio al contempo aggressivamente fetish e graficamente stilizzato della copertina. La curiosità iniziale è rimasta viva, e nonostante gli anni trascorsi mi sono finalmente convinto ad approfittare della mia biblioteca comunale, che ha una copia del volume nella sezione fumettistica del catalogo. La prova della lettura rivela che il titolo non è l’unico dettaglio diretto né di certo il più esplicito dell’opera; e che in compenso è piuttosto fuorviante. Le quattro storie qui raccolte percorrono strade diverse da quelle che il titolo farebbe intuire. L’episodio iniziale, che dà il titolo all’intero volume, mi ha ricordato più che altro il double feature Grindhouse: ragazze emancipate e prosperose, umorismo splatter e inseguimenti nel deserto, non mancano nemmeno i mutanti contagiosi e arrapati; il feticismo poi è riservato ai motori più che a tacchi e fruste, e anzi mancano del tutto certe preferenze tipicamente tarantiniane. Piuttosto che di un’influenza diretta (Grindhouse precede Femdom di un paio d’anni) immagino che per Santucci si tratti in effetti di riferimenti culturali in comune con la premiata ditta Tarantino & Rodriguez; l’onnipresenza di carne e polpa umana in bella vista potrebbe infatti venire definita pulp, o in considerazione dei bruschi maneggamenti cui è sottoposta dovrei forse dire ‘palp’.
Ma qui cade l’asino: i riferimenti di Santucci, il suo genere e i suoi canoni non sono i miei. Ne ho avuto conferma leggendo la recensione di un evidente ammiratore sul blog Evil Monkey Says… (che vanta tra l’altro un contatto diretto con l’autore: complimenti), dalla quale risulta immediatamente chiaro che ad essere fuori luogo sono io: non conosco nessuno dei nomi che vengono citati nel pezzo per contestualizzare l’arte di Santucci. Ed è lui stesso, in uno dei feedback alla recensione, a confermare uno dei sospetti suscitati dalla lettura di Femdom:

[F]accio spesso il parallelismo tra le mie storie e i pezzi metal, io son cresciuto con quella musica e pur non capendo una mazza delle parole la loro potenza mi giungeva inalterata, anzi forse proprio per questo amplificata, è musica potente e veloce come un proiettile, senza soste o esitazioni, esattamente lo stesso approccio che ho nel realizzare le mie cose.

Le storie di Santucci, se non altro queste storie, ma a giudicare dalle sue parole pure le altre, sono l’equivalente fumettistico dello heavy metal. Trasposizione più che riuscita, per quanto posso giudicare, e quindi chapeau; senonchè il metal non mi piace, ad esclusione del drone doom, il cui sviluppo lentissimo e pesante è per inciso l’esatto opposto dell’azione ipercinetica e a tavoletta di Santucci. Full disclosure: per il mio compleanno mi sono regalato una graphic novel su Coltrane, i miei riferimenti sono quelli.
Qual è dunque il mio problema con queste storie? Anzitutto l’assenza delle stesse: lo sviluppo narrativo non c’è, o è ridotto al minimo, e l’enfasi è tutta sull’azione, “senza soste o esitazioni”, wham bam, senza il tempo (o la necessità) di chiedersi da dove sia spuntato il ciclope gigante e allupato. Il fatto che questa sia espressamente la poetica dell’autore è un’aggravante, dal mio personale punto di vista. Nel dare un giudizio e specialmente un voto provo ad essere sempre obiettivo: ad esempio A Portrait of the Artist As a Young Man non è fra i miei romanzi preferiti, ma non posso negare che si tratti di un capolavoro, al di là dei facili ossequi. Ma in questo caso il mio problema è con quanto non c’è.
La recensione suddetta si apre con queste parole:

Santucci avrebbe dovuto dare alle stampe Femdom senza i testi. Perché nella sua arte c’è già tutta la narrazione necessaria, con il fumetto che torna a essere comunicazione visiva pura. Il tratto dell’autore è violento, nervoso, ipercinetico. […] Santucci dovrebbe abbandonare del tutto il contenuto per dedicarsi completamente alla forma, descrivere incessanti sequenze marziali o rocambolesche fughe da chissà quale incubo.

Tutto vero; descrizione più che accurata: è lo stesso autore a riconoscere che i dialoghi sono spesso superflui, se non per dare in più occasioni una sferzata umoristica (ci arriverò a breve). La mia prima impressione a lettura ultimata per la verità era ancora più drastica, e meno lusinghiera: ho pensato che l’autore avrebbe potuto pacificamente abbandonare la narrazione tout court, anche quella per immagini, e dedicarsi all’illustrazione pura e semplice. Ci sono tavole di grande effetto e suggestione, ma la loro presenza è talmente pretestuosa che tanto varrebbe, mi pare, presentarle come pin-ups.
E proprio una delle pin-ups che chiudono il volume mi permette di tornare ad uno degli aspetti che in fin dei conti più ho apprezzato: l’umorismo. Thor alle prese con una (avvenente, serve dirlo?) CEO intenzionata a risolvere la crisi finanziaria incamerando le proprietà immobiliari di Asgard; storie incentrate sui testicoli dell’ultimo drago della sua specie; titoli come “L’anarco-insù-erezionalista Vs. la Sbirra Dominatrix Muscle-Goddess” (non scherzo): l’opera è colma di un’irresistibile ironia di dubbio gusto. E del resto il sito dell’autore aveva lanciato il volume in questi termini:

1)
“FEMDOM sarà fuoco per i vostri lombi e linfa per vostro cervello!”

2)
“FEMDOM
increase in penis size of up to 1/2 inch, guaranteed!!
Fatevi un favore,
o fatelo alla vostra donna
o fatelo al vostro uomo
ordinatelo in fumetteria o libreria
ORA!”

3)
“ATTENZIONE, il SUV è solo un paliativo, il membro non ne trae nessuno giovamento,
con FEMDOM garantiamo incrementi volumetrici e performativi!
Arriva l’estate, farcite i vostri slip con FEMDOM!!”

E cos’altro aspettarsi da una collana editoriale intitolata Paracult?

Giorgio Santucci
Femdom
pp. 78, €12
Coniglio Editore, 2009

Giudizio: 2/5

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