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Iosif Brodskij, Poesie di Natale

La risoluzione di scrivere una poesia d’occasione ad ogni Natale ha prodotto nella carriera di Brodskij diciotto poemi, così suddivisi: sette tra 1962 e 1973, undici, uno all’anno, tra 1985 e 1995. Due serie da un decennio ciascuna, quindi, con un intervallo tra loro di dodici anni.

Nelle prime poesie il Natale (o anche la fine dell’anno) è vissuto come occasione mancata, lamentando la povertà e la solitudine del poeta con una tristezza dapprima mesta, poi rancorosa, e solo negli ultimi anni risolta in una nuova speranza.
Romanza di Natale, la prima poesia, “veleggia nella malinconia indicibile”, per usare il suo stesso refrain; l’ambientazione, tra i Giardini di Alessandro e il profumo di chalvà, è prettamente moscovita.
1° gennaio 1965 manca esattamente della speranza nel rinnovarsi della Natività che invece sarà il tema portante dei componimenti più tardi: “I Magi scorderanno il tuo indirizzo. Non brilleranno stelle sul tuo capo”. Eppure la conclusione è un’apertura:

È tardi ormai per credere ai prodigi
E sollevando lo sguardo al firmamento
scoprirai sul momento che proprio tu
sei un dono sincero
”.

Tema simile anche per 24 dicembre 1971: la folla si accalca a comprare regali e cibo, “eppure sanno che la grotta è vuota”. E tra gli “effluvi di vodka, pino e baccalà, e di mandarini e mele” il poeta constata che “il sentiero verso Betlemme non si vede”. Ma non sarà un evento esterno bensì la spiritualità di ciascuno, “la buona volontà di ogni figlio d’Adamo”, a far brillare ancora la stella che simboleggia il rinnovarsi del miracolo natalizio.

L’ammiraglia di questa sezione e dell’intera raccolta è il Discorso sul latte versato, datato 14 gennaio 1967, il poema più lungo con le sue quaranta strofe. È ravvisabile una certa simmetria nella struttura: la prima e la terza sezione, di nove strofe ciascuna, hanno tema autobiografico e tono per lo più lamentoso, fin dall’incipit: “Siamo a Natale e non ho il becco di un quattrino. Il mio editore tira in lungo a pubblicare”. La lunga sezione centrale è un manifesto poetico anti-marxista, in cui Brodskij contesta punto per punto gli assiomi del soviet. La mia impressione di profano di cose russe è che qui il poeta ironizzi sull’impossibilità di criticare apertamente il governo, inanellando accenni velati che in verità dovevano risultare molto chiari a chiunque. Purtroppo non al sottoscritto, non sempre in ogni caso, e nonostante le utili note della traduttrice. E parlando di traduzione: ho trovato fastidiosa la scelta ostinata di rendere anche in italiano la rima baciata, spesso posizionando i verbi a fine verso come i bambini con le loro filastrocche. Ce n’era davvero bisogno? Il risultato è che ho dovuto rileggere molte poesie due volte per riuscire a bypassare il senso di ripulsa per le rime in –are e concentrarmi invece sul contenuto.

L’ultima poesia dei ’70, e inevitabilmente la mia preferita, è Laguna del 1973, dedicata alla Venezia che Brodskij tanto amava. Vi ritrovo molti temi di Fondamenta degli Incurabili, ovviamente condensati nell’espressione poetica, spesso in un mezzo verso appena accennato. Ma i riferimenti stavolta non vanno perduti, dal momento che ho letto e riletto il libro suddetto, condividendo la passione di Brodskij per la città—ho anche visitato l’originale fondamenta degli incurabili, nonché la tomba di Brodskij nel cimitero sull’isola di S. Michele. E mi chiedo se questa poesia come le altre necessiti di una conoscenza della vita e delle opere dell’autore per poterne godere appieno.

Le poesie del secondo periodo sono variazioni sul tema della Natività (puntuale quindi la scelta dell’opera di Albrecht Altdorfer per la copertina di questa edizione), spesso pervase di tenerezza e di un senso di rinnovato stupore. Mi piace in particolare l’idea che il Padre guardi suo Figlio, magari attraverso la stella come nella poesia del 1987. Tuttavia, pur senza dubitare della sincerità del poeta, questi componimenti mi danno l’impressione di un presepio (che infatti è proprio il titolo –in italiano!– del pezzo del 1991), e io da buon nordico ho sempre preferito l’albero e la sua simbologia; inoltre immagino che, in quanto ateo, il pieno apprezzamento di versi così apertamente religiosi mi sia precluso.

Rimane il presentimento che questa sia una raccolta minore nel canone brodskijano.

Iosif Brodskij
Poesie di Natale
traduzione di Anna Raffetto
pp. 97, €10,2
Adelphi, 2004

Giudizio: 3/5.

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