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Pino Cacucci, Le balene lo sanno

Sono venuto per le balene e sono rimasto per il paesaggio.
Ovvero: inizialmente è stato il titolo ad attirarmi (chi non ama le balene? oltretutto io sono uno di quelli che “apre Moby Dick come fosse l’I-Ching”); ma una breve occhiata è bastata a capire che si tratta di un libro di viaggi nella Baja California, e a quel punto sono stato stuzzicato forse anche di più, dato che le Americhe sono il mio ambito di studi.

Cacucci ha attraversato la California messicana da sotto in sù anziché secondo la più popolare direzione da nord a sud. Nella migliore tradizione epica l’incipit è in medias res (che qui significa, ça va sans dire, a metà penisola), e subito in compagnia delle balene grigie, che nelle baie della Baja vengono a partorire tutti gli anni. E che, per la gioia del sottoscritto, tornano spesso anche nelle pagine del libro.
Con il secondo capitolo torniamo all’inizio del viaggio, e al background delle sue motivazioni.
Cacucci alterna efficacemente il resoconto dei luoghi visitati agli aneddoti che i suoi anni messicani gli hanno lasciato in ricordo; come se volesse riprodurre i tempi della sua Dodge Durango, e riempire con le storie le pause nel viaggio. E ne ha un numero impressionante, di aneddoti da raccontare; non proverò nemmeno a menzionarne alcuni perché sarebbe riduttivo. Molti sono davvero stupefacenti.
Inoltre è evidente che Cacucci, con la sua barba brizzolata e il gilet da professional traveler (v. foto), è innamorato del Messico; le occasioni in cui può bearsi di non essere uno yanqui sono impagabili.

Pino Cacucci
Le balene lo sanno
pp. 142, €12
Feltrinelli, 2009

Giudizio: 3/5.

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