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Enrico Palandri, La deriva romantica

Enrico Palandri è docente alla Ca’ Foscari di Venezia e alla UCL di Londra (pendolarismo radicale) e questa raccolta di saggi tra critica letteraria, considerazione personale e autobiografia era parte del programma d’esame del suo corso. Io l’ho vissuto soprattutto come un’estensione delle sue lezioni, sempre attente al dialogo con gli allievi (e in quest’ottica mi è dispiaciuto molto che la mia annata, a causa delle varie facoltà di provenienza degli studenti, fosse in un certo senso fin troppo eterogenea e giungesse raramente a un punto d’incontro). E d’altro canto le riflessioni di Palandri partivano spesso da questi suoi scritti, o da altri che si premurava di spedirci via email; ricordo ancora quello sullo “spatrio”, un tema senz’altro cruciale per scrittori transfughi come lui e Celati.

Inizialmente il tono troppo ‘orale’ del testo mi ha un po’ stizzito, ad esempio nell’iniziale capitolo sulle metafore; poi ho capito che Palandri, di persona come sulla pagina, riesce sempre a mantenere una sua levità.
La raccolta traccia un interessante percorso a ritroso nella letteratura italiana, da Tondelli (coetaneo e amico di Palandri, che già gli aveva dedicato Pier) passando per Celati e Calvino fino a Nievo e Leopardi. A volte il tono diventa personale, ma sarebbe ridicolo e forse anche ipocrita fingere di non aver conosciuto gli autori in questione.
All’esame io ho portato proprio Celati, che era stato insegnante di un’intera generazione della Bologna del ’77: oltre a Palandri, ai suoi corsi c’erano Pazienza, Freak Antoni…

Avrei voluto chiedergli come si coniugano, in un testo come questo, le esperienze personali con l’analisi critica. Ma l’esame era molto affollato e ora mi resta la speranza d’incontrarlo a Venezia, prima o poi.

Enrico Palandri
La deriva romantica: ipotesi sulla letteratura e sulla scrittura
pp. 132, €15
Interlinea, 2002

Giudizio: 3/5.

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