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Ornela Vorpsi, La mano che non mordi

Ho conosciuto Ornela Vorpsi ad Incroci di civiltà 2009, a Venezia.

In quell’occasione mi sono rallegrato del fatto che alla buon’ora anche in Italia ci siano autori la cui prima lingua non è l’italiano.
Da quanti decenni si va dicendo che i contributi più interessanti, innovativi, semplicemente belli alla letteratura in lingua inglese vengono dall’India, o dai Caraibi? Per non parlare delle letterature latinoamericane. Non vedevo l’ora che anche la mia lingua subisse questa contaminazione & innovazione.

La lingua della Vorpsi è colta ma porta al contempo segni dell’oralità, ci sono espressioni tipiche della lingua parlata. A mio parere la sua narrazione è molto femminile, procede per associazioni, sensazioni, emozioni. Quella che potrebbe definirsi la narrazione principale viene incessantemente interrotta da altri episodi, ricordi, sentimenti passati. E penso che sarebbe interessante analizzare questa struttura (se l’uso del termine è lecito, in questo caso).

Molto bella la copertina, un’opera della Vorpsi che di per sé sarebbe fotografa. Tra l’altro.

Ornela Vorpsi
La mano che non mordi
pp. 86, €8,8
Einaudi, 2007

Giudizio: 3/5.

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