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Gianni Celati, Alice disambientata

Enrico Palandri, attualmente docente a Ca’ Foscari, mi ha detto di non essere soddisfatto di questo libro. Lui era fra gli studenti del DAMS di Bologna che seguirono il corso che Celati tenne nel ’77 sulla letteratura del nonsense, in primis su Lewis Carroll. La Alice di Carroll era all’epoca un simbolo per tutto il movimento (da cui anche il nome di Radio Alice) e Celati era un critico acuto e attento.

Ristampato trent’anni dopo (c’è una riproduzione della copertina originale delle Ed. Quadrifoglio), il libro è un documento molto interessante di cosa si studiava in quei mesi concitati, ma anche di come. Il testo è letteralmente costellato di note a margine che riportano i commenti a latere di studenti e studentesse alle lezioni: un  florilegio di punti di vista discordanti, deviazioni, contronarrazioni. Aver mantenuto l’impianto plurale e collettivo del discorso è a mio parere uno dei meriti di Celati, anche se paradossalmente il risultato dovesse risentirne. In verità il testo è un po’ sui generis: a tratti è ripetitivo, mentre alcuni punti sono concettualmente molto densi.

Molto belle le foto (la copertina non è tra le migliori). Alcune sono drammatiche, come i carri armati in città o la famosa ragazza con carabinieri; altre invece sono impagabili, come gli slogan che sembravano tappezzare ogni superficie:

“L’anima è la galera del corpo”
“Dichiaro lo stato di felicità permenente”
“GIÙ LE MANI DA RADIO ALICEEEEEEEE!”

Paradossalmente, se dovessi farmi firmare un libro da Celati, sceglierei questo.

Sull’epoca di questo libro

L’allegria che ha cercato di farsi strada nel nostro libro deve sempre rinunciare all’idea di sapere come stato di coscienza, il sapere stagno da professionista patentato. E deve accettare questo modo slegato, pagliaccesco, con alti e bassi secondo i momenti. Perché la positività è sempre questione di momenti; è l’atmosfera, l’intonazione del momento esaltante o angoscioso, in cui si annuncia un’apertura mentale. L’adesione al movimento trascende ogni tipo di sapere, ogni forma d’interiorità, perché ci rimanda ad un avvenire al di là di noi; e mentre sospendo le ansie competitive, aiuta a pensare a una comunità possibile, senza “messaggi”.
— 
Gianni Celati, novembre 2006

Gianni Celati
Alice disambientata: Materiali collettivi (su Alice) per un manuale di sopravvivenza
postfazione di Andrea Cortellessa
pp. 160, €15
Le Lettere, 2007

Giudizio: 3/5.

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