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Henry James, Autobiografia degli anni di mezzo

Era quella un’epoca baffuta”.

Virginia Woolf, The Old World
Credo di avere un problema con le prefazioni che la Woolf ha scritto per le opere jamesiane: avevo già letto l’introduzione al volume delle Storie di fantasmi curato da Leon Edel, e ho trovato quella come questa noiosa, poco brillante. Forse il mio errore consiste nell’averla letta prima del testo principale: se letta successivamente ha quantomeno la funzione di promemoria dei più interessanti aneddoti narrati da James. Ad ogni modo la Woolf ha azzeccato alcuni concetti, che ora vedremo.

Henry James, The Middle Years
In tarda età James aveva iniziato a lavorare ad un ciclo di testi autobiografici. Dopo A Small Boy and Others e Notes of a Son and Brother, che raccontano della sua infanzia e giovinezza, questo The Middle Years è il terzo volume – nonché l’ultimo: James ci lavorò nell’autunno del 1914, ebbe un attacco di cuore nel dicembre del 1915 e morì, settantatreenne, il 28 febbraio 1916. Il ciclo autobiografico rimase quindi incompiuto; il numero di testi che avrebbe potuto includere fosse stato portato a termine è suggerito dal semplice fatto che James ne abbia riempiti due solo con i primi 25 anni di vita. Il titolo originale è omonimo a quello di un suo racconto – l’edizione Mattioli aggiunge la dicitura ‘autobiografia’ nel titolo per evitare fraintendimenti.
Il volume rimase quindi incompiuto; ha ragione la Woolf nel dire che i ricordi di James s’interrompono. Sarebbe forse interessante analizzare il testo come esempio di manoscritto che James non ebbe modo di rivedere; ma in quel caso bisognerebbe lavorare sul testo originale (io ho un’impostazione accademica, portate pazienza). Ha ragione la Woolf quando scrive che “tra le mani ci sembra di avere solo il preludio di ciò che stiamo per leggere, solo il primo assaggio di un banchetto che ci è stato ora e per sempre negato”. Si è però scordata di specificare che, nella caratteristica tarda maniera jamesiana, il ‘preludio’ è molto elaborato e il nostro ‘assaggio’ è un boccone elaborato, non di facile digestione. Credo che ‘autobiografia incompiuta di Henry James‘ sia, per chi è familiare con i tre termini, una definizione sufficiente a racchiudere queste caratteristiche.
Questo volume si apre con lo sbarco dell’autore a Liverpool il primo marzo 1869, ed avrebbe dovuto coprire i suoi anni inglesi (quantomeno i primi). Di fatto, i primissimi capitoli fungono da introduzione e servono più che altro a trasmettere le aspettative dell’allora venticinquenne scrittore, al suo arrivo nella capitale dell’impero; seguono alcuni incontri interessanti, ad es. con George Eliot e Tennyson; ma il tutto s’interrompe quando il lettore ha iniziato a prenderci gusto. E procedere fino a quel punto, come dicevo, non è cosa leggera.

Andrebbe letto contestualmente ad altri testi (epistolari, notebooks, recensioni…) che illustrino meglio cosa abbia significato per lui vivere in Inghilterra in quegli anni.

Mattioli 1885
Crediateci o meno, questo è il primo Mattioli che leggo.
Sono libri molto curati sia nella forma (copertina, veste tipografica) che nel contenuto (traduzione, testi di accompagnamento). Inoltre la lista di autori farebbe la felicità di chiunque, come il sottoscritto, si occupa di americanistica: London, Twain, ancora London, ancora Twain, Melville, Poe, la Wharton, un altro London, un altro Twain… C’è da chiedersi cosa aspettino a pescare nella vasta produzione di racconti di Hawthorne.
Detto questo, sono forse troppo trotzkijsta nell’opinare che €10 per 120 pagine in un formato selleriano mi sembrano eccessivi, considerando anche il fatto che i testi dei suddetti autori sono disponibili gratuitamente nella versione originale? È stato così che ho letto I and My Chimney di Melville, ad esempio. Colgo l’occasione per ringraziare chi mi ha prestato il libro, che a sua volta non l’ha pagato…

Henry James
Autobiografia degli anni di mezzo
prefazione di Virginia Woolf
pp. 80, €10,9
Mattioli 1885, 2011

Giudizio: —

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