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Nathaniel Hawthorne, La bambina di neve

La bambina di neve ha dato il titolo alla seconda raccolta di “storie narrate due volte” di Hawthorne: The Snow Image and Other Twice-Told Tales del 1852, segno che l’autore stesso lo teneva in grande considerazione.

Il racconto è del 1850, come La lettera scarlatta: gli anni migliori e più intensi della produzione di Hawthorne, nel pieno dell’American Renaissance. Che il maestro del gotico e del dark romanticism fosse anche un fine e delicato scrittore di storie per l’infanzia non dovrebbe stupire. I due bambini protagonisti di questo racconto sono fin troppo chiaramente ispirati ai figli dell’autore, Una e Julian. E su Una è modellata anche Pearl, la bambina protagonista di uno dei capitoli forse più belli del capolavoro di Hawthorne.
Senza dimenticare che, dopo la raccolta di cui sopra, Hawthorne ne pubblicò due di racconti per l’infanzia, in cui riscrisse alcuni miti della Grecia classica: A Wonder-Book for Girls and Boys e Tanglewood Tales for Boys and Girls (1852 e 1853 rispettivamente).

La bambina di neve è una storia gotica ma anche squisitamente borghese nella sua dimensione domestica e casalinga, e la morale (come sottolinea la nota finale di questa bella edizione della Topipittori) è che l’infanzia necessita non solo di cibo, casa e calore ma anche di attenzioni, di ascolto e della libertà di sognare.

Molto belle e riuscite le illustrazioni di Kiyoko Sakata, impalpabilmente in bilico tra levità orientale e austerità puritana.

In rete si trovano sia il testo originale su Project Gutenberg che una traduzione italiana di FabbriScuola.

Nathaniel Hawthorne
La bambina di neve (1850)
illustrazioni di Kyoko Sakata
pp. 40, €16
Topipittori, 2007

Giudizio: 4/5.

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