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Félix Fénéon, Romanzi in tre righe

Una riga per l’ambiente, una per la cronaca più o meno nera, una per l’epilogo a sorpresa”.

Ho scoperto l’esistenza dei romanzi in tre righe, e del loro autore, grazie ad una menzione di Matteo Codignola nel suo Un tentativo di balena. Quel libro parla dello spettacolo teatrale di 15 minuti che Roberto Abbiati ha tratto da Moby Dick (a sua volta una miniaturizzazione non da poco) e Codignola ne approfitta per fare una carellata delle narrazioni più brevi mai pubblicate. Ne parlo per esteso perché c’è più di un punto di contatto con il libriccino in questione. Non da ultimo il fatto che è curato dallo stesso Codignola. Che si conferma un narratore sempre acuto ed interessante. Come dicevo a proposito di Un tentativo di balena, se finissi per lavorare nell’editoria (e SE fossi bravo quanto lui) la mia prosa sarebbe probabilmente simile alla sua. Un estratto dalla sua postfazione:

Le “brevissime” non erano un’invenzione del Matin ― al contrario, apparivano su ogni quotidiano di quegli anni, indipendentemente dall’autorevolezza del medesimo. In un giornalismo in cui la distinzione tra fatti e fattoidi non era considerata dirimente, e il concetto di riscontro suonava come un’utopia futurista, si riteneva che quotidiani e periodici dovessero offrire ai lettori, insieme alle notizie, anche una robuta dose d’invenzione ― e che i lettori chiedessero d’essere informati, ma contestualmente anche intrattenuti, e stupiti. Non era un’idea della comunicazione poi molto diversa da quella che abbiamo sotto gli occhi, però questo è un altro discorso.

Qui Codignola si occupa di selezionare alcune tra le circa 1500 narrazioni che Fénéon redasse per la sua rubrica, anonima, sul quotidiano Matin, nella maggior parte dei casi nel 1906.

Félix Fénéon era un personaggio assolutamente sui generis tra gli artisti, peraltro certo non conformisti, della Parigi fin de siècle. Impiegato ‘impeccabile’ del Ministero della Guerra, critico d’arte tra i primi a sostenere gli impressionisti, coniatore del termine neo-impressionismo (qui il ritratto che gli fece Paul Signac), collaboratore di un giornale anarchico, poi direttore di un altro giornale anarchico, ed ancora direttore della Revue Blanche (dove il suo critico letterario era Gide e quello musicale Debussy, come ricorda Codignola) ed editore in proprio con le Éditions de la Sirène. Tanto preciso e millimetrico nella prosa quanto evasivo e sfuggente nella vita. Spesso firmava i suoi pezzi con uno pseudonimo; in altri casi non li firmava affatto.

Sulla terza dimensione
A volte la rete falsifica la percezione sulle dimensioni reali dei libri. Quelli della collana “Biblioteca minima Adelphi” sono molto piccoli, 16.5 x 10 cm, e contano in genere una cinquantina di pagine. In pratica non si tratta di un libro, ma di un segnalibro. Il segnalibro più intelligente, geniale e divertente che io abbia mai avuto per le mani.

Sulla quarta dimensione
Questi romanzi in tre righe entreranno discretamente a far parte delle vostre letture quotidiane per non uscirne più. Io li rileggo di continuo. Grazie a Fénéon è sempre il 1906. Oltretutto il libro è talmente piccolo da poter essere infilato in un altro libro.

Sul prezzo
50 pagine, di queste dimensioni oltretutto, a più di €1 sono un furto.
Io l’ho comprato al 20% di sconto, e solo perché il libro è una convergenza strabiliante di ossessioni più o meno recenti: Codignola, le narrazioni miniaturizzate, l’epoca vittoriana, la riflessione metanarrativa, il giornalismo ottocentesco, e ovviamente l’anarchismo. Ma voi pensateci prima di spendere.

p.s. Fénéon è finito anche su Fifty-Two Stories.

Félix Fénéon
Romanzi in tre righe
pp. 58, €5,5
a cura di Matteo Codignola
Adelphi, 2009

Giudizio: 5/5.

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