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Gianni Celati, Quattro novelle sulle apparenze

A due anni di distanza dai brevissimi racconti di Narratori delle pianure, Celati proseguì la sua seconda maniera narrativa con la pubblicazione nel 1987 di una nuova raccolta: quattro novelle (circa 30 pagine ciascuna) “che possono essere ricondotte alla tradizione della novella filosofica”, come dice la quarta di copertina. Di nuovo una pluralità di narrazioni quindi, più approfondite e al contempo più enigmatiche delle precedenti.
Ancora una volta torna la dimensione orale del raccontare; ma soprattutto torna il senso di degrado, squallore e impotenza della Padania di Celati. Per i lettori con un minimo d’empatia questa è una lettura dura: è necessaria molta empatia per cogliere i rari, brevi momenti di poesia e bellezza.

Baratto
È il nome del protagonista, la cui situazione domestica suggerisce immediatamente un certo squallore, in cui lui comunque sembra vivere sereno. Così come serena è la sua improvvisa decisione (che non svelo), drastica ed apparentemente immotivata, fonte di perplessità, disagio ma anche ammirazione nei suoi conoscenti. Una curiosa metafora della comunicazione.
Incipit tipicamente celatiano: “Racconterò la storia di come Baratto…”
La narrazione è comunque chiaramente anti-realistica: gli amici di Baratto si chiamano Bicchi e Bertè, ed ogni personaggio è identificato solo dal cognome (usati anche dalle mogli con i propri mariti).

Condizioni di luce sulla Via Emilia
La novella più triste e più poetica delle raccolta, probabilmente la più bella.
Le condizioni di luce del titolo sono quelle provocate dal traffico pesante sulla Via Emilia, una “nube micidiale” di smog che causa fenomeni ottici strani e innaturali. L’ambientazione è quindi la ‘città diffusa’, una terra di nessuno anonima e alienante, fatta di capannoni industriali e discariche di rottami, cipressi d’Arizona trapiantati e “dispersi” e piante bruciate dalle piogge acide, case coloniche abbandonate in favore di palazzine in stile “geometrile” e colline affettate “per ricavarne argilla e farne piastrelle”.
Al degrado ambientale corrisponde da subito, specialmente in questa novella, un decadimento linguistico, una povertà d’espressione che si nota in espressioni come ‘scintillazione’ e ‘disfazione’ anziché scintillio e disfacimento. Le condizioni di luce hanno a loro volta conseguenze negative sulla psyche delle persone che abitano in questi “luoghi che non erano luoghi, solo sfilze di palazzine e colori acrilici”.
Il protagonista, Emanuele Menini, è un pittore di paesaggi per vocazione e un dipintore d’insegne per lavoro, dotato di una sensibilità quasi impressionistica per la luce naturale: un poeta tormentato e fuori posto nell’ambiente appena descritto. Menini cerca caparbiamente un angolo nitido, sereno, pacifico, sebbene lui stesso sembra non avere le parole per esprimere questo anelito. Alla fine la sua recherche avrà successo, in una rivelazione delicata e toccante nella sua quotidianità.
Struggente.

I lettori di libri sono sempre più falsi
Il racconto che tutti i venditori di libri porta a porta dovrebbero leggere. Dico sul serio: la prossima volta che qualcuno vi entra in casa nel tentativo di appiopparvi un qualche volume, mettetelo alla porta (gentilmente, s’intende) con una copia di questa novella. Specialmente se si tratta del tipo di persone che i libri non li legge ma si limita a venderli.
L’ambientazione questa volta sono le periferie di Milano, descritte in termini davvero deprimenti; tanto che il lettore arriva a chiedersi come riescano i personaggi a (soprav)vivere in un ambiente umano simile, praticamente impossibile da sopportare.

Scomparsa di un uomo lodevole
In cui l’uomo lodevole del titolo è il narratore e protagonista: un quarantenne residente nelle periferie borghesi di Parigi (Neuilly-Sur-Seine, dove le carote sono “color carota”), figlio di immigrati italiani, che odia a morte (letteralmente) il figlio adolescente, i vecchi genitori e sotto sotto anche se stesso. Un personaggio quietamente disperato, impiegato in una fabbrica di contenitori di alimenti che vende senza averli mai visti.
La crisi di mezz’età forse più surreale che mi sia capitato di leggere, e una delle più lievi dopo i due racconti precedenti. Fino ad una conclusione sconclusionata e poetica.

Gianni Celati
Quattro novelle sulle apparenze (1987)
pp. 128, €7
Feltrinelli, 2002

Giudizio: 3/5.

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