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Tomas Tranströmer, Poesia dal silenzio

Dal punto di vista teorico la traduzione poetica può considerarsi un’assurdità. Ma in pratica dobbiamo credere nella traduzione della poesia”.
– Tomas Tranströmer

Le citazioni sono tratte dall’ (ottima) introduzione della curatrice del volume, Maria Cristina Lombardi.

 Tradotto in 60 lingue (l’ha ribadito anche Englund). Apprezzato da Derek Walcott e Seamus Heaney, mentre Josif Brodskij ha candidamente confessato di avergli rubato delle immagini poetiche. E vi faccio notare che questi ultimi tre signori sono tutti poeti e premi Nobel. Kjell Espmark, poeta e accademico di Svezia, si è spinto ad affermare che Tranströmer sia “lo scrittore svedese che più ha influenzato la letteratura internazionale”, dopo Strindberg e Swedenborg—in ordine alfabetico, giustamente.
Altro che emerito sconosciuto. Crea sempre un certo scalpore che il Nobel per la letteratura venga assegnato ad un autore poco noto. Ma la critica è malposta. Non dovremmo chiederci “Non lo conosco, perché l’hanno premiato?”, bensì “L’hanno premiato, perché non lo conosco?”. Credo oltretutto che in questo caso vada preso in considerazione anche un altro fattore: quanti poeti contemporanei conosciamo? Quanti, oltre ai soliti noti (v. lista precedente)? Tranströmer non è LeClezio. “La quantità di opere critiche sulla sua poesia uscite in Svezia e all’estero ne indica la straordinaria potenza lirica e la prepotente fecondità delle immagini”. Chi il 6 ottobre 2011 ha esclamato “TransCHI?!” dovrebbe recuperare quest’antologia del 2001, che raccoglie selezioni da tutte le raccolte poetiche pubblicate da Tranströmer fino a quel punto: dai 17 Dikter del 1954 fino a Sorgegondolen del 1996. Mancano le raccolte più recenti, Fängelse del 2001, Den stora gåtan del 2004. Commuove pensare che l’autore sia ancora prolifico alle soglie degli ottant’anni, compiuti da qualche mese. D’altro canto, la sua intera produzione è contenuta e, come diceva Englund, può essere raccolta in un tascabile non troppo ingombrante (l’ed. inglese dell’opera omnia non arriva alle 300 pagine).
Questa caratteristica rispecchia il “particolare binomio” che “caratterizza l’opera di Tomas Tranströmer: densità semantica e concisione formale, caratteri rispecchiati dell’esiguità numerica e dalla brevità dei suoi testi”. Non stupisce che sia giunto ad usare la forma dell’haiku, quanto piuttosto che sia successo solo in Sorgegondolen, in capo a 40 anni di carriera poetica. Durante i quali ha sperimentato anche il verso lungo di Östersjöar del 1974, una suite che raccoglie frammenti di cronaca familiare nell’arcipelago di Stoccolma (in svedese il mar Baltico è il “mare dell’est”, che Tranströmer declina però al plurale, Mari Baltici). La dimensione acquatica ritorna spesso nei suoi versi; l’arcipelago di Stoccolma, lo skärgård, ne rappresenta forse la dimensione più prossima al vissuto dello scrittore, ed esemplifica i numerosi riferimenti alla natura, che nascono sempre dall’esperienza diretta. Un susseguirsi di gabbiani, merli, alci, temporali, albe, nebbie, vapori ed oscurità notturne; di cieli in ogni condizione atmosferica, e di alberi attraverso i quali la terra “beve” il cielo, come nel poema Sammanhang (Contesto).

Forse è questo il momento opportuno per ricordare che la poesia di Tranströmer è ricca di immagini bellissime, spesso fulminanti nella loro icastica enigmaticità e tuttavia memorabili: Brodskij non era certo uno sprovveduto. “Il ventre dello squalo è la tua fioca lampada”, oppure “chi va al mare torna impetrito”, entrambi da Meditazione agitata. Immagini spiazzanti, volutamente oscure e dense di significati occulti. “Questa ‘oscurità’, comune a molta poesia contemporanea, in Tranströmer nasce dalla volontà di sfuggire ai vuoti schemi della comunicazione massificata, di contrapporsi ai linguaggi pubblicitari, rifuggendo dall’univocità e proclamando la ‘polivocità’ della parola”.
Complemento e contrappeso negativo di questa densità semantica e figurativa è il silenzio. “Nell’opera di Tranströmer si registra una costante tendenza al silenzio: la parola è spesso concepita negativamente e contrapposta ad una lingua ideale, un metalinguaggio che può convivere con il silenzio (…) Emerge l’importanza delle pause, degli spazi tra parola e parola, degli eloquenti attimi di silenzio”. Quiete e riflessione da una parte, timore e preoccupazione dall’altra, oltre alla contemplazione: silenzi da cui sorge e in cui ha luogo la poesia. Curiosamente, per un poeta che è anche un consumato musicista e un appassionato melomane, e che a più riprese ha seguito suggestioni musicali, tanto a livello strutturale (Notturni, Preludi) quanto tematico (la musica come oltre inesprimibile). E peraltro il silenzio non è forse, a sua volta, una pausa musicale?
Tranströmer si è rivolto alla musica con più frequenza negli ultimi anni, in seguito ad un ictus che nel 1990 l’ha lasciato afono e semiparalizzato nel lato destro del corpo. Impossibile non pensare agli Études di Camille Saint-Saëns per la mano sinistra, cos come al Concerto per pianoforte per la mano sinistra che Maurice Ravel compose per Paul Wittgenstein.

Crocetti Editore

Carta filigranata, meravigliosamente ruvida al tatto e di una bella tonalità d’avorio. Rilegatura a filo, grafica di copertina essenziale che coniuga forma e contenuto—perfettamente consona a uno scandinavo. Per non parlare dell’ottima traduzione, o dell’introduzione impeccabile firmata da una studiosa italiana di Tranströmer. I libri della Crocetti sono un vero piacere. Ad un prezzo abbastanza contenuto, oltretutto, €15. Il libro è  stato ristampato il 20 ottobre 2011, a pochi giorni dalla proclamazione del Nobel (con che prontezza!): la qualità della carta e della rilegatura è più bassa, ma spero comunque che la Crocetti sia riuscita a far fruttare il fatto di aver scommesso su Tranströmer in tempi non sospetti.

Tomas Tranströmer
Poesia dal silenzio
traduzione e cura di Maria Cristina Lombardi
pp. 200, €18
Crocetti Editore, 2001 e 2011

Giudizio: 4/5.

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